Prima Difesa. Di chi?

Li vorrei vedere i documenti che Simona Cenni e altra gente definisce fondamentali per chiarire – se di chiarezza possiamo parlare – che i 4 poliziotti che hanno malmenato Federico Aldovrandi, 18anni, sono innocenti e hanno fatto “il loro lavoro”.
C’è un’autopsia e 3 gradi di giudizio, nel frattempo questi documenti in ogni caso non sono mai stati pubblicati e lì allora ti viene da pensare al marcio.
C’è che due manganelli spaccati addosso a un ragazzo di 18anni li tolleri male.
Specie perché non si trattava di uno stadio pieno di Ultras.
Ma di quattro poliziotti e un ragazzo.
Quattro poliziotti fra cui una donna.
Vorrei ricordare che Fedrico è morto per “asfissia da posizione”, torace sull’asfalto e poliziotti sulla schiena.
Questo post è scritto da una figlia di militare che non ha mai patito le regole militari e a cui è stato insegnato che due cose vanno protette: i diritti e i deboli.
Porto rispetto per le forze armate e spesso penso che siano pagati troppo poco per un lavoro e un compito così carico di responsabilità e di pericoli. Io me li vedo quelli allo stadio, con un’uniforme da niente addosso, un dio che si chiama Tonfa, rapporto di un poliziotto per 10 ultras. E penso che nella loro testa c’è la voce della figlia, del figlio delle fidanzate, che risuona e che il loro pensiero sia “voglio tornare a casa” perché sono uomini oltre che poliziotti.
Sono uomini in divisa. Non bestie in divisa.
Perché se TU picchi un ragazzo di 18anni e scrivi che la madre ha allevato un cucciolo di maiale, penso anche a tua madre ed a che tipo di bestia ha allevato.
Quando leggo A.C.A.B, quando lo sento in bocca a ragazzini di pochi anni che non sanno nemmeno cosa vuol dire, mi ribolle il sangue.
Credo che sulla Diaz non si sia fatto chiarezza e che Placanica era un ragazzetto troppo fragile per stare in quella camionetta e che deve aver avuto paura e che Carlo Giuliani non è un martire, nemmeno un santo, nemmeno una bestia. Era un ragazzo come Placanica.
Solo che stava dall’altra parte.
Penso che a Genova gente si è allordata non solo la divisa ma anche l’anima e che chi stava sopra ha fatto danni che chi stava sotto non poteva fermare.
Tacciatemi di essere una fascista, me ne frego.
Solo che qui si tratta di persone che non sono tornate a casa: Federico, Giuseppe, Stefano. Solo per dirne 3 che sono finiti almeno in terza pagina.
Se muore nel sonno un detenuto a Regina Coeli, se un altro si stacca i lobi e li mangia a Viterbo, se altri si impiccano, se lo stato non riesce a rieducare, correggere e proteggere chi ha sbagliato allora non siamo in uno stato democratico.
Se non istruisci le Forze Armate a una cosa chiamata “moralità”, non sei uno stato.
Perché le nostre “Forze” Armate sono spesso composte da gente che per “sbancare” la vita del paesello se ne va a fare “il militare” perché il 27 lo stipendio arriva sempre e se vai in missione ci guadagni di più e allora manca una cosa che si chiama “moralità” e un’altra che sia chiama “vocazione”.
I soldi sono il motivo principale, la sicurezza viene dopo, e molto dopo ci sono quelli che ci credono e me li immagino a casa, disperati dopo troppe ore di lavoro.

Perché è un carico che ti porti appresso quello che vedi in mezzo alla strada, quando vai a vedere ragazzi morti per strada, donne sfruttate, gente maltrattata, e che torni a casa e vedi tua figlia, tuo figlio, tua moglie o tua madre e pensi solo “Cazzo”.
Perché bisogna andare a fondo delle cause, bisogna scavare a fondo nelle teste e soprattutto bisogna evitare gli estremismi che spesso vanno a braccetto con le Forze Armate.

Associazioni come “Prima Difesa” fanno paura. Specie nella mitica era dei Social Network.
Per la maleducazione la rabbia di chi amministra questa associazione, per le persone che mettono davanti una divisa per giustificare la definizione “cucciolo di maiale”, insultare una madre che affronta una via crucis infinita e allora una parte di te spera che ci siano altre madri che possano piangere perché i loro “cuccioli di maiale” possano finire soffocati e malmenati, per provare lo stesso dolore della mamma di Federico. Perché qui c’è una madre, un figlio morto, 4 persone fra cui una donna, mi piace ricordarlo, che qualcosa hanno fatto perché due manganelli non si rompono così.
E allora.. dove si va?
Da nessuna parte. Perché il sistema è corrotto, di più, è corroso. Nella parte più importante, nella moralità. Perché non c’è la punizione e nemmeno la rieducazione. Perché grazie a indulti e cazzate varie, un ragazzo di 31anni che nel 2003 ha ucciso e bruciato la fidanzata incinta perché non voleva sposarlo – ci piace ricordare che si chiamava Vanessa – è fuori. Perché grazie a indulti vari, i 4 poliziotti, fra cui una donna, forse mamma, non si faranno nemmeno un giorno di carcere e hanno schiere di “compagni” che li appoggiano e inneggiano.
Ecco, mio padre li chiamava “Gli esaltati”. E lui stesso li odiava.

Perché con le forze armate ho confidenza. E ci credo ancora. Nella moralità no, non più. Da un pezzo.

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#3

Qualcuno ti dirà: “E’ andata così.”
No, abbiamo voluto che andasse così. E riguardo quella strana teoria di quel che vorresti e non c’è mai, ho ascoltato davvero parlare per una volta le mie richieste profonde. Le ferite si chiudono, ci vuole un po’ ma si chiudono. Quelle della pelle si chiudono tutte. Quelle della mente invece si riaprono a piacimento quando meno te lo aspetti. Inseguiti e inseguitori hanno le stesse paure, scappano da se stessi e rincorrono se stessi. A fuggire sempre alle lunghe manca il fiato e ad attendere troppo si finisce per stancarsi di ciò che si aspetta. Poi accade un momento di distrazione in cui ci si ferma entrambi e ci si accorge assurdamente di essere già troppo lontani, lontanissimi, davvero troppo ormai per riconoscersi.

#2

Voglio dirti che forse non siamo stati un bel sogno ma neppure una brutta realtà. Voglio dirti che si possono percorrere anni luce in una sola notte. Che c’è chi si sente l’anima gemella di un altro, chi bestemmia amore fuori senza averne dentro, chi inganna il silenzio con finte parole, chi si spreca nei letti di chiunque. E poi ci siamo noi, che dove siamo stati non lo so, ma siamo stati qualcosa comunque.

Massimo Bisotti.

Aiutiamo Sara Tommasi

Fra un poco il Supremo Mega Direttore Editoriale chiederà ad ognuna delle sue redattrici – tutte femmine, tranne un povero e solo maschiotto – un pezzo sulla mitica condizione della Donna. Tutte ce ne usciremo dicendo che siamo uccise, trattate male, umiliate.
Ecco io stavolta parlerò di Sara Tommasi e della sua patata.
Perché oramai è più in vista di quella di Belen, perché sono convinta che più che esperta di finanza, la Tommasi sia solo un po’ esibizionista. E fa bene.
Metti che in una bella mattinata, la Bocconiana – e non fate facili battute – Sara Tommasi va alla Sala della Mercede insieme a Mimmo Scilipoti, che, come sapete, è un politico di grande spessore e ginecologo, per tenere un convegno dall’impegnativo titolo “Le origini del signoraggio bancario e le posizioni delle banche centrali”.
Come sapete la Tommasi è devota alla causa come la Canalis è un’attivista PETA e come una novella e più giovane e meno cespugliosa Marina Ripa di Meana, si spoglia per far capire a tutti quanto questa causa sia importante, lei è quella che dice parlando di se stessa e del suo lavoro da showgirl che “d’altro canto tutto questo è piuttosto labile e la mancanza di certezze crea un po’ di instabilità psicofisica e anche ansia. È come stare sulle montagne russe”. Ricordandosi di avere una laurea in economia e al grido di “fatevi ridare i vostri soldi” la Tommasi, con Mimmo e Alfonso Luigi Marra, supereroe dei nostri giorni, L’autore senza Opera, si uniscono e parlano di questo strano fenomeno (perché tutte le banche si sono unite, insieme alle agenzie di rating, ai Rettiliani e i Rothshild, ovviamente, per turbare il mercato con notizie false e tendenziose). A convegno finito, dopo qualche lagna di parlamentari monache, che non hanno fatto il bunga bunga o che devono mantenere un contegno, la Tommasi, di nero aderente vestita, che fa?
Esce e…
Ha caldo.
Perché vi assicuro in questi giorni a Roma si è davvero passati da un eccesso all’altro e allora si alza il vestito, (e vi giuro, anche io mi sarei calata i jeans ai Musei Capitolini, durante la conferenza stampa, per il caldo e per provare a quello della Carefree che non mi è vicino, non li uso, quindi non parlasse per assolutismi tipo “tutte le donne”) per far vedere che lei è davvero impegnata in questa causa, e che le banche, col loro signoraggio, l’hanno lasciata senza mutande.
Letteralmente.
Ora non so se ricordate lo spot della Tommasi per il libro di Marra – no, non quello con Ruby – dove stava nudissima. Ecco, vi ricordo che poco tempo prima la stessa bella bocconiana aveva pubblicamente detto di avere un microcip impiantato non si sa bene dove, che, una volta azionato, le faceva fare sesso a comando, drogata più volte a fini sessuali, e che le sue vicende nella questione Bunga Bunga per lei si sono concluse con la non attendibilità e il progetto di un film. No, non il remake di quello con Rocco Siffredi, uno serio, un cinepanettone.
Sempre lei, che alterna periodi di anonimato a periodi di eccessiva presenza senza mutande, ha da poco mollato il Nobile Fidanzato, che era davvero nobile dal sangue blu, e si è fatta consolare da Marra che la fa sentire sicura con il suo intelletto.
Immagino che il suo ginecologo sia Mimmo e che il “mettila all’aria” sia una terapia scientificamente dimostrata, come alcuni di voi sapranno, Scily (o Mimmo) è molto amico di Hamer (Nuova Medicina Germanica) e sarà qualcosa di psiconeurobiologico, che noi non avvezzi alla teoria del conflitto biologico formulata dall’antisemita Hamer non possiamo capire.
Quindi anche le mutande sono un complotto giudaico, studiato apposta per far venire cose come cistite, candida e altre simpatiche malattie.
A me Sara Tommasi piace.
Perché si è saputa adattare davvero a quello che il mondo del lavoro ti chiede quando sei donna. Poco cervello, tanta disponibilità, un paio di tette rifatte e soprattutto una farfallina completamente depilata.

Intollerante

Non sopporto le Bimbe Minkia alla Feltrinelli, BigBabol Fragolosa in bocca e Coca Cola in mano, che urlano mentre te cerchi un libro che non ti salverà la vita ma ti svolterà la serata, non sopporto i complottisti, i rettiliani, e i Visitors, non sopporto gli arroganti, i pretestuosi, chi si è fregato il mio Garmin e il carabiniere che mi ha risposto “ma lei vive qui!”. Non sopporto i blogger improvvisati, chi non sa scrivere e non usa il dizionario (oggi c’è Google!), i genitori che i figli sono santi, i neonati, i duenni e i quattrenni e quelli in mezzo, non sopporto gli adolescenti, i diciottenni, i ventenni e i quarentenni in carriera con la fidanzata a casa eclissata al momento giusto.
Non sopporto quelli che se non hai l’iPhone sei un pezzente, se non c’hai l’iPad un poveraccio e se hai un cellulare con Android ti attaccano certe pippe per dimostrare l’incredibile superiorità dell’iPhone, e ti chiedi, nel caso in cui Mr. PippaPhone sia un maschio, se ci si misura l’uccello e se c’ha installato sopra il Segometro e se lo usa.
Non sopporto i notai, gli sboroni, gli avvocati, i meccanici, i registi di film porno, quelli di film impegnati e quelli dei cinepanettoni, non sopporto i sottotitoli, i blog di Tumblr pieni di foto di Emo-Bimbi-Minkia, San Valentino e i Baci Perugina Bianchi, i grafici che si sentono photo editor e i photo editor che fanno i grafici, i direttori editoriali, Venezia senza fogne, la Biennale, la Triennale e la Quadriennale, gli uffici stampa, quelli che non rispondono alle e-mail, quelli che dicono “l’ufficio stampa sono io!”, non sopporto l’approssimazione, gli ingegneri e l’ipercorrettismo. I libri della Economica Feltrinelli e i cartonati con la sovracopertina che si strappa sempre.
Ucciderei chi scrive pò e non po’.
Non sopporto chi, mentre affoghi i tuoi dispiaceri nel cibo ti sibila “è già marzo! cosa fai, mangi?”, quelli dietro di te in fila alla Coop con l’astice vivo nella busta del reparto pescheria che godono nell’immaginare la morte della povera bestiola e prendono in giro i vegetariani e te, che tenti fra mille ostacoli la via del vegetarianesimo consapevole. Odio quelli col suv, con la Cooper e la vicina di casa con la macchinetta da Bimba Minkia Troia, odio quelle con gli stivali bianchi, la borsa bianca, gli stivaloni da moschettiere, i maxipull e i miniabiti. Non sopporto i capricci di I. non sopporto le amiche che se non le chiami un giorno si e l’altro pure si lagnano, le canne e chi le fuma sentendosi tanto “trendy”, i finti nerd, gli hipster del cazzo, le creste, i maschi con le camicie rosa coi colletti e i polsini bianchi, chi fa yoga, chi fa pilates e chi va in palestra. Detesto i tatuaggi con le scritte romane, greche, gotiche. Le Bimbe Minkia coi piercing, i jeans stretti e le peep toe, le tredicenni travestite da diciottenni che si atteggiano come quarantenni troppo trombate, le Milf, le Cougar o, per noi tutti, Le Gran Mignotte, le scarpe leopardate, zebrate, argentate, le scarpe da mignottona, chi se le mette e non ci sa camminare.
Non sopporto i crisantemi.
Non sopporto il peperoncino.
Non sopporto chi legge Il Messaggero e La Gazzetta dello Sport, Il Foglio e Il Giornale, con annessa LatRina Oggi.

E vaffanculo.