La fine del mondo (si ma in Nuova Zelanda sono vivi, ancora)

Sandra Noble – intellettuale e studiosa delle civiltà mesoamericane, stimata in tutto il mondo – dice “Rendere il 21 dicembre 2012 come un Giorno del giudizio o un momento di cambiamento cosmico è una completa invenzione e una possibilità per molte persone di fare profitto”
Stamattina R. era al supermercato a fare spesa “forse l’ultima” mi fa.

A ‘sto punto meglio chi sta a Nizza a trombare. Sono in 500, dicono.
Se avete gusti vari, del tipo “ndo cojo cojo”, andate.

Evvai

Scilipoti: «Io non resto certo disoccupato. Torno a fare il medico. Sono ginecologo, ostetrico, oncologo clinico, agopuntore, specializzato in fisioterapia, fisiopatologia della cervice e moxibustione. Come sarebbe, cos’è? La terapia del calore. Ho un mestiere, io»
(per intero qui http://www.corriere.it/politica/12_dicembre_14/deputati_f810050c-45b7-11e2-9abc-e1073f0961e6.shtml)
Qualcuna ha voglia di farsi toccare la patata da Scilipoti? no, davvero, c’è qualcuna?!

Encheiridion – Manuale di Epitteto

Le cose sono di due maniere; alcune in potere nostro, altre no.

Sono in potere nostro l’opinione, il movimento dell’animo, l’appetizione, l’aversione, in breve tutte quelle cose che sono nostri propri atti. Non sono in poter nostro il corpo, gli averi, la reputazione, e in breve quelle cose che non sono nostri atti.

Le cose poste in nostro potere sono di natura libere, non possono essere impedite ne attraversate.

Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per ultimo sono cose altrui.

Ricordati adunque che se tu reputerai per libere quelle cose che sono di natura schiave, e per proprie quelle che sono altrui, t’interverrà di trovare quando un ostacolo, quando un altro, essere afflitto, turbato, dolerti degli uomini e degli Dei.

Per lo contrario se tu non istimerai proprio tuo se non quello che è tuo veramente, e se terrai che sia d’altri quello che è veramente d’altri, nessuno mai ti potrà sforzare, nessuno impedire, tu non ti dorrai di nessuno, non incolperai chicchessia, non avrai nessuno inimico, nessuno ti nocerà, essendo che in effetto tu non riceverai nocumento veruno.
[…]
Abbi cura di ricordare a te medesimo il vero essere di ciascheduna cosa che ti diletta o che tu ami o che ti serve ad alcuno uso, incominciando dalle più picciole.
Se tu ami una pentola, di’ a te stesso: io amo una pentola; perciocché se ella si spezzerà, tu non avrai però l’animo alterato. Se tu bacerai per avventura un Uomo o una Donna, dirai teco stesso:
io bacio un mortale; acciocché perdendo quell’ Uomo o quella Donna, tu non abbi perciò a turbarti.

Amore in manicomio

Un’estranea è venuta
A spartire con me la mia stanza nella casa lunatica,
Una ragazza folle come gli uccelli

Che spranga la notte della porta col suo braccio di piuma.
Stretta nel letto delirante
Elude la casa a prova di cielo con nubi invadenti

E la stanza da incubi elude col suo passeggiare
Su e giù come i morti,
O cavalca gli oceani immaginati delle corsie maschili.

Venne invasata,
Chi fa entrare dal muro rimbalzante l’ingannevole luce,
Invasata dal cielo

Dorme nel truogolo stretto e tuttavia cammina sulla polvere
E a piacer suo vaneggia
Sopra l’assistito del manicomio consumato dalle mie lacrime
ambulanti.

E rapito alla fine (cara fine) nelle sue braccia dalla luce
Io posso senza venir meno
Sopportare la prima visione che diede fuoco alle stelle.

Dylan Thomas

La tua macchinetta.

Sottotitolo: La mia Smart è lunga quasi quanto la tua macchinetta ma la mia è fatta di metallo. La tua di alluminio.
Trullalero Trullallà.
Infiocchettata e profumata come un panettone da 3 chili e mezzo, con uvetta e glassatura al cioccolato, me ne vado in garage a riprendere la mia fantastica e intelligentissima MicroMacchina.
Apro il garage con la chiave inguainata in un coprichiave dei Barbapapà rosa, soprannominato amorevolmete Barbacappella (si, la forma…) e rapidamente evito l’assalto delle zanzare, scivolo al posto di guida con saltello per entrare nella piccola autovettura, esco dal garage e riscendo per chiudere la porta.
Un “Ciao Ale” troppo garrulo mi assale alle spalle.
E’ la Piccola Vicina, 17anni e dimostrarne 23, figlia della mitica Robby, lei che constatando il mio colorito lunare mi ha confessato che si abbronza quando pulisce i vetri, che apre con sicurezza il suo garage per tirare fuori la sua macchinetta elettrica. Per un attimo ci scrutiamo.
Mi fa “Ale non ti ci vedo proprio – ride – è una macchina da gggiovane”
Scusa… che?!
Vorrei controbattere con la mia teoria che è più vecchia lei, data la quantità di cazzi esaminati con una velocità che nemmeno Brooke ha avuto, ma evito.
Salgo nella macchina, giro il volante e lei… di botto esce da garage.
Che ci mancano due cazzi che la piglio. In pieno.
Mi sporgo, mi altero, le dico, “Oh! che fai” e lei sorridendo come un’ameba mi fa “ho fretta”
Eccerto, perché io no invece.

Sfreccia.
Mi taglia la strada.
Ma usciamo tutte e due. Mi dico che non posso sporcarmi il Karma, non ora.
Sorrido, guido, me ne vado.

Fine primo tempo.

Dopo 3 giorni, stessa scena, condita stavolta da sorriso beffardo e temporeggiamento in garage.

Mi faccio il conto: in macchina non ho il crik, ma il compressore per le gomme è pesante lo stesso.

#care of.

Posato sopra il tavolo della cucina,
c’è il cuore mio che aspetta di essere servito,
c’è tutto dal buon vino all’insalata,
ed io che nel frattempo faccio da intrattenitore…
qui al banchetto dell’amore.
A turno i commensali si aprono il petto,
e servono il cuore crudo come il pesce dei Cinesi,
tendono le mani giunte e aspettano che…
un Angelo custode che si veda…
si porti via il dolore…
qui al banchetto dell’amore.

*Ivan Segreto