No violence against women.

Un mese fa davanti a “Le tentazioni di Sant’Antonio” di Domenico Morelli, che è in collezione alla Galleria Nazionale di Roma, un amico mi disse “eccolo lì, sono 3000 anni che la donna viene considerata come una puttana, tentatrice”. Gli ho ringhiato contro, come mio solito, perché quel quadro mi ricorda cose dolcissime dei tempi dell’università. Ho provato anche a replicare, ma non avevo buone teorie.

Ieri poi ho aperto il Corriere della Sera e mi sono trovata di fronte alle facce delle 115 donne ammazzate nell’ultimo anno. Pallini verdi e rossi distinguevano chi era stata uccisa dal compagno/marito/padre, chi per eventi accidentali.
Ma sono 115. Madri, sorelle, giovani, meno giovani. Uccise sempre in maniera violenta, sgozzate da fidanzati, con proiettili che sono sempre in numero maggiore di tre. Mi è tornata in mente quella scena davanti a Morelli.
E le idee sono arrivate in fretta.
Penso che solo nel 1981 l’Italia ha tolto dal Codice penale l’articolo 587 che diceva sostanzialmente questo “Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.”

Noi donne sembriamo sempre sotto tutela, passate dal padre al marito, come persone incapaci. I posti “decisionali” sono sempre pochi, anche quando occupati, sembrano appartenere a due categorie: le bellone e le donne sempre un po’ sciupate, mascoline, un po’ bruttine.
La donna media, pare non esistere.
In Italia ci sono ancora posti dove la donna non è nemmeno considerata pensante, anzi, la donna è un puro strumento buono per figliare. In Italia si pratica l’infibulazione fra le piccole immigrate. In Italia la donna è buona per fare porno, fare figli, fare la suora, fare la madre, essere uccisa.

Queste uccisioni – che il termine femminicidio specifica ma isola, le ghettizza, è una parola che specifica un genere ma è brutto quanto almeno il crimine che indica – sono quasi giustificate. Gli uomini si sentono traditi, lasciati, morti dentro, arrivano a non elaborare un abbandono e uccidono, come a prendere possesso di quel corpo. Qualcosa che sta solo sopra allo strupro. Prendere con forza qualcosa che non ti appartiene:una donna.
E l’impunibilità successiva è disarmante.
Per un periodo la stampa non ha fatto altro che parlare di queste donne uccise. Era la moda giornalistica del momento. L’opinione pubblica si indigna, compaiono fiocchi rosa sulle giacche, sui profili di Facebook poi… niente.
Una soluzione non c’è.

Poi ci sono persone come Maria Anastasi, incinta di nove mesi, ammazzata e bruciata dal marito e dalla sua amante, Stefania Cancelliere uccisa davanti al figlio col mattarello da un marito denunciato per stalking, Alessandra Sorrentino uccisa con le forbici piantate nello stomaco, Raachida Lakhdimi soffocata con del nastro adesivo dal marito che poi l’ha messa in un sacco nero della spazzatura perché tanto per lui era, Samantha Comelli uccisa dal cognato convinto che fosse lei la causa del matrimonio fallito e come dimenticarsi di Carmela Petruzzi, che ha salvato la sorella dal fidanzato che viveva “alienato” dal mondo credendo solo a quello che passava su Facebook (e la sorella si è persa tante coltellate in tanti posti del corpo che saranno pari ai tagli dell’anima che avrà adesso che ha scoperto di essere rimasta sola, senza sua sorella).

Queste donne sono solo alcune delle vittime, queste donne non ci sono più.
Sono quelle i cui nomi sono noti, poi ci sarà un altro mondo, quello che non viene scritto sui giornali. Le violenze domestiche e gli stupri, le aggressioni, le donne vittime di stalking. Gli uomini che sembrano ignorare le restrizioni imposte da una legge che sulla carta pare funzionare bene.

Ci sono le donne e le piccole angherie quotidiane: scippi, persone che le reputano incompetenti, capi che allungano le mani, mariti che nella quotidianità le stalkerizzano magari per nulla.
Bambine picchiate. Bambine in strada a mendicare. Prostitute bruciate, sezionate, umiliate. Quelle che incontro mentre vado a lavoro, sfatte, cotte dal sole in estate, morte di freddo in inverno. Uomini che si fermano in giacca e cravatta, sulla mitica Strada Statale 148 Pontina, uomini d’affari, padri nobili di famiglia che prima di tornare a casa si fermano per un “pompino antistress”. Me li immagino a casa, felici. Baciano moglie e figlia. Loro sono altra specie. Eppure tutte abbiamo due tette, un utero, due ovaie, il ciclo. Tutte amiamo i trucchi, i vestiti, le scarpe. Siamo accumunate da cose stupide, dalla natura. Le donne sono di più degli uomini ma contano meno di tutto.

Veniamo ridicolizzate quando portiamo la macchina (il mio vicino che mentre parcheggio mi vede, ride, e dice che sono “insicura” e vuole evitare danni alla sua nuovissima macchina, sempre inversamente proporzionale al cervello e membro; peccato che ho 12 anni di patente e gli incidenti fatti sono stati sempre causati dagli altri) quando facciamo qualcosa per cui gli uomini sono “specializzati”.
Gli stessi uomini di cui sopra si vantano spesso di essere signori, ma finora io ne conosco solo due che mi aprono la porta e mi cedono il passo. E resto stupita quando mi versano l’acqua nel bicchiere (uno) o aprono lo sportello della macchina (sempre uno).

Questi uomini si vantano di tutto, dall’educazione alla prestazione. Spesso sono figure ridicole, parvenze d’uomo, educati da padri spesso bestie, che gli hanno tramandato la bestialità.
Sono figlia di una donna che per un uomo ha smesso di lavorare, ha cambiato città, ne è dipendente e succube. Quest’uomo, mio padre, è stato educato da un uomo, mio nonno, educato a concepire le donne come oggetti. Mio padre ha ripagato l’amore di mia madre nel modo peggiore. Mia madre lo venera.
Io mi sono detta che non farò mai la stessa fine.
Mi sono ispessita, sono diventata mascolina, crudele, ho un cilicio stresso al fianco e non me ne libero. Perché la mia vita è complicata, sull’orlo della crisi perenne, sono talmente complicata che chi mi sta accanto è un uomo paziente e buono.
Diverso da mio padre.

L’Italia è il paese della Madonna Vergine che ha partorito inseminata da un essere sovrannaturale. L’Italia è il paese de “la mamma è sempre la mamma”, della cucina di mamma, di amore di mamma. Hanno tutti una grande opinione di mamma.

Ma è anche il paese che ha abolito il delitto d’onore nel 1981, dopo i referendum sull’aborto e sul divorzio, molto tempo dopo. E’ anche il paese col numero di “ginecologi obiettori” più alto. perché l’aborto, cazzo, è contro Dio.

L’Italia è il paese dove a breve si passerà dal delitto d’onore a quello d’amore con attenuanti tipo “hai ammazzato una donna?! Fa nulla era una donna”.
Dove una donna non potrà mai abortire in maniera legale e sicura, perché non è capace di decidere, dove lo stalking è lecito e giusto se sei stato mollato.

Io nel frattempo mi adeguo.

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Ciao B, ciao.

Mi piace ricordare, a chi voterà Silvio, che grazie alle sue leggi ha beneficiato della prescrizione per 7 processi: Lodo Mondadori (corruzione), All Iberian (finanziamento illecito ai partiti) Consolidato Fininvest (falso in bilancio), Bilanci Fininvest (falso in bilancio), Bilanci Fininvest 1988-92 (appropriazione indebita e falso in bilancio) Lentini (falso in bilancio), Caso Mills (corruzione), due invece quelli che l’amnistia gli ha salvato il sederino d’oro: falsa testimonianza e acquisto delle terre di Macherio, infine è stato assolto perchè il fatto non è più reato, ossia per All Iberian e SME-Ariosto.

A 77 anni, è ritenuto un delinquente incallito, dice che la Merkel e Sarkozy lo hanno umiliato con quei sorrisetti (come dimenticare l’ampio gesto di apprezzamento vedendo quella tanta abbondanza giunonica di Michelle Obama) e che lui è sempre in guerra coi Presidenti della Repubblica, e non parliamo poi della magistratura, dell’IMU, di Equitalia, del Fisco, e poi, porcocazzo, lui vuole usare il telefono!

Scende in campo per te, me, lui, lei, l’altro: perché c’è la magistratocrazia, i cittadini hanno problemi con la giustizia ingiusta, perseguitatrice di poveri uomini onesti.
Scende in campo, ancora, per riformare la giustizia, per NOI.

Ora: solo io ho il vago sospetto che lo faccia, ancora, perché se non prende le redini del cavallo che fa le leggi, lui, va in galera davvero?! No perché io il cellulare lo uso, e anche se mi intercettassero, sentirebbero cose normali, non ho problemi con la giustizia perché faccio il mio dovere da cittadina e pago anche l’IMU.

E così, tanto per dire, a me mica va di avere come mio rappresentante uno che il fisco lo vuole fottere. E vuole fottere anche noi.

Prima Difesa. Di chi?

Li vorrei vedere i documenti che Simona Cenni e altra gente definisce fondamentali per chiarire – se di chiarezza possiamo parlare – che i 4 poliziotti che hanno malmenato Federico Aldovrandi, 18anni, sono innocenti e hanno fatto “il loro lavoro”.
C’è un’autopsia e 3 gradi di giudizio, nel frattempo questi documenti in ogni caso non sono mai stati pubblicati e lì allora ti viene da pensare al marcio.
C’è che due manganelli spaccati addosso a un ragazzo di 18anni li tolleri male.
Specie perché non si trattava di uno stadio pieno di Ultras.
Ma di quattro poliziotti e un ragazzo.
Quattro poliziotti fra cui una donna.
Vorrei ricordare che Fedrico è morto per “asfissia da posizione”, torace sull’asfalto e poliziotti sulla schiena.
Questo post è scritto da una figlia di militare che non ha mai patito le regole militari e a cui è stato insegnato che due cose vanno protette: i diritti e i deboli.
Porto rispetto per le forze armate e spesso penso che siano pagati troppo poco per un lavoro e un compito così carico di responsabilità e di pericoli. Io me li vedo quelli allo stadio, con un’uniforme da niente addosso, un dio che si chiama Tonfa, rapporto di un poliziotto per 10 ultras. E penso che nella loro testa c’è la voce della figlia, del figlio delle fidanzate, che risuona e che il loro pensiero sia “voglio tornare a casa” perché sono uomini oltre che poliziotti.
Sono uomini in divisa. Non bestie in divisa.
Perché se TU picchi un ragazzo di 18anni e scrivi che la madre ha allevato un cucciolo di maiale, penso anche a tua madre ed a che tipo di bestia ha allevato.
Quando leggo A.C.A.B, quando lo sento in bocca a ragazzini di pochi anni che non sanno nemmeno cosa vuol dire, mi ribolle il sangue.
Credo che sulla Diaz non si sia fatto chiarezza e che Placanica era un ragazzetto troppo fragile per stare in quella camionetta e che deve aver avuto paura e che Carlo Giuliani non è un martire, nemmeno un santo, nemmeno una bestia. Era un ragazzo come Placanica.
Solo che stava dall’altra parte.
Penso che a Genova gente si è allordata non solo la divisa ma anche l’anima e che chi stava sopra ha fatto danni che chi stava sotto non poteva fermare.
Tacciatemi di essere una fascista, me ne frego.
Solo che qui si tratta di persone che non sono tornate a casa: Federico, Giuseppe, Stefano. Solo per dirne 3 che sono finiti almeno in terza pagina.
Se muore nel sonno un detenuto a Regina Coeli, se un altro si stacca i lobi e li mangia a Viterbo, se altri si impiccano, se lo stato non riesce a rieducare, correggere e proteggere chi ha sbagliato allora non siamo in uno stato democratico.
Se non istruisci le Forze Armate a una cosa chiamata “moralità”, non sei uno stato.
Perché le nostre “Forze” Armate sono spesso composte da gente che per “sbancare” la vita del paesello se ne va a fare “il militare” perché il 27 lo stipendio arriva sempre e se vai in missione ci guadagni di più e allora manca una cosa che si chiama “moralità” e un’altra che sia chiama “vocazione”.
I soldi sono il motivo principale, la sicurezza viene dopo, e molto dopo ci sono quelli che ci credono e me li immagino a casa, disperati dopo troppe ore di lavoro.

Perché è un carico che ti porti appresso quello che vedi in mezzo alla strada, quando vai a vedere ragazzi morti per strada, donne sfruttate, gente maltrattata, e che torni a casa e vedi tua figlia, tuo figlio, tua moglie o tua madre e pensi solo “Cazzo”.
Perché bisogna andare a fondo delle cause, bisogna scavare a fondo nelle teste e soprattutto bisogna evitare gli estremismi che spesso vanno a braccetto con le Forze Armate.

Associazioni come “Prima Difesa” fanno paura. Specie nella mitica era dei Social Network.
Per la maleducazione la rabbia di chi amministra questa associazione, per le persone che mettono davanti una divisa per giustificare la definizione “cucciolo di maiale”, insultare una madre che affronta una via crucis infinita e allora una parte di te spera che ci siano altre madri che possano piangere perché i loro “cuccioli di maiale” possano finire soffocati e malmenati, per provare lo stesso dolore della mamma di Federico. Perché qui c’è una madre, un figlio morto, 4 persone fra cui una donna, mi piace ricordarlo, che qualcosa hanno fatto perché due manganelli non si rompono così.
E allora.. dove si va?
Da nessuna parte. Perché il sistema è corrotto, di più, è corroso. Nella parte più importante, nella moralità. Perché non c’è la punizione e nemmeno la rieducazione. Perché grazie a indulti e cazzate varie, un ragazzo di 31anni che nel 2003 ha ucciso e bruciato la fidanzata incinta perché non voleva sposarlo – ci piace ricordare che si chiamava Vanessa – è fuori. Perché grazie a indulti vari, i 4 poliziotti, fra cui una donna, forse mamma, non si faranno nemmeno un giorno di carcere e hanno schiere di “compagni” che li appoggiano e inneggiano.
Ecco, mio padre li chiamava “Gli esaltati”. E lui stesso li odiava.

Perché con le forze armate ho confidenza. E ci credo ancora. Nella moralità no, non più. Da un pezzo.

Intollerante

Non sopporto le Bimbe Minkia alla Feltrinelli, BigBabol Fragolosa in bocca e Coca Cola in mano, che urlano mentre te cerchi un libro che non ti salverà la vita ma ti svolterà la serata, non sopporto i complottisti, i rettiliani, e i Visitors, non sopporto gli arroganti, i pretestuosi, chi si è fregato il mio Garmin e il carabiniere che mi ha risposto “ma lei vive qui!”. Non sopporto i blogger improvvisati, chi non sa scrivere e non usa il dizionario (oggi c’è Google!), i genitori che i figli sono santi, i neonati, i duenni e i quattrenni e quelli in mezzo, non sopporto gli adolescenti, i diciottenni, i ventenni e i quarentenni in carriera con la fidanzata a casa eclissata al momento giusto.
Non sopporto quelli che se non hai l’iPhone sei un pezzente, se non c’hai l’iPad un poveraccio e se hai un cellulare con Android ti attaccano certe pippe per dimostrare l’incredibile superiorità dell’iPhone, e ti chiedi, nel caso in cui Mr. PippaPhone sia un maschio, se ci si misura l’uccello e se c’ha installato sopra il Segometro e se lo usa.
Non sopporto i notai, gli sboroni, gli avvocati, i meccanici, i registi di film porno, quelli di film impegnati e quelli dei cinepanettoni, non sopporto i sottotitoli, i blog di Tumblr pieni di foto di Emo-Bimbi-Minkia, San Valentino e i Baci Perugina Bianchi, i grafici che si sentono photo editor e i photo editor che fanno i grafici, i direttori editoriali, Venezia senza fogne, la Biennale, la Triennale e la Quadriennale, gli uffici stampa, quelli che non rispondono alle e-mail, quelli che dicono “l’ufficio stampa sono io!”, non sopporto l’approssimazione, gli ingegneri e l’ipercorrettismo. I libri della Economica Feltrinelli e i cartonati con la sovracopertina che si strappa sempre.
Ucciderei chi scrive pò e non po’.
Non sopporto chi, mentre affoghi i tuoi dispiaceri nel cibo ti sibila “è già marzo! cosa fai, mangi?”, quelli dietro di te in fila alla Coop con l’astice vivo nella busta del reparto pescheria che godono nell’immaginare la morte della povera bestiola e prendono in giro i vegetariani e te, che tenti fra mille ostacoli la via del vegetarianesimo consapevole. Odio quelli col suv, con la Cooper e la vicina di casa con la macchinetta da Bimba Minkia Troia, odio quelle con gli stivali bianchi, la borsa bianca, gli stivaloni da moschettiere, i maxipull e i miniabiti. Non sopporto i capricci di I. non sopporto le amiche che se non le chiami un giorno si e l’altro pure si lagnano, le canne e chi le fuma sentendosi tanto “trendy”, i finti nerd, gli hipster del cazzo, le creste, i maschi con le camicie rosa coi colletti e i polsini bianchi, chi fa yoga, chi fa pilates e chi va in palestra. Detesto i tatuaggi con le scritte romane, greche, gotiche. Le Bimbe Minkia coi piercing, i jeans stretti e le peep toe, le tredicenni travestite da diciottenni che si atteggiano come quarantenni troppo trombate, le Milf, le Cougar o, per noi tutti, Le Gran Mignotte, le scarpe leopardate, zebrate, argentate, le scarpe da mignottona, chi se le mette e non ci sa camminare.
Non sopporto i crisantemi.
Non sopporto il peperoncino.
Non sopporto chi legge Il Messaggero e La Gazzetta dello Sport, Il Foglio e Il Giornale, con annessa LatRina Oggi.

E vaffanculo.

Se non ora quando? Forse avremmo dovuto farlo tanto tempo fa.

E ci risiamo.
Arriva la Festa delle Donne.
Abbiamo feste per tutto, per i single, per il gatto – nero e a colori vari – per i nonni e per l’Unità d’Italia.
Riusciamo a piegare una data qualsiasi per celebrare qualcosa che poi, realmente, non ha motivo d’essere festeggiata.
Ci risiamo. Ma quest’anno, invece di festeggiare la ritrovata libertà sessuale delle donne, andando a infilare soldi nel perizoma sempre troppo stretto di quell’oggetto chiamato uomo, scambiarci mimose, radunare piccoli eserciti di donne intorno a tavoli di ristoranti da menù speciali, quest’anno scenderemo in piazza a dire che il nostro corpo, no, non è merce.

Scusatemi, io, femmina, mi sono rotta le palle.

Quest’anno si scenderà in piazza indignate perché, come succede da sempre, il potere è legato a doppio filo con una cosa chiamata “sesso”.
Il Premier, quello che ci siamo scelti, ama quella cosa lì. Ma tanto. Piace a lui, piaceva agli altri prima di lui. Ai mariti, ai fidanzati. E’ inutile, oltre ad essere biologico, viviamo bombardati da immagini che ce lo evocano.
E sinceramente, quello che mi arriva da questa storia è solo un sorriso amaro.
Ci meritiamo tutto questo. Ce lo siamo scelto. E non è colpa della televisione, non è colpa dei suoi canali. Perché abbiamo potere di scelta. Non avere la TV in casa, per esempio. Non guardare le sue TV per esempio.
Potremmo uscire e andare a vedere altro. Il cinema per esempio. Uno spettacolo o una mostra. Ma non lo facciamo.

Adesso siamo qui, a pochi giorni dall’8 marzo e siamo tutte pronte a scendere in piazza perché noi, non siamo come Ruby.

Non me ne frega niente di Ruby. Nemmeno delle “Arcore’s Night”.
Non me ne frega poi tanto se negli atti il certificato di nascita di Ruby c’è o non c’è, se qualcuno ha già fatto sparire certi documenti per piazzarne altri e pagato il silenzio dei genitori poveri diavoli.

Quello per cui le donne si indignano non è lo stupro della ragazza spagnola che giustamente dice “me ne voglio andare dall’Italia”. Le donne non si indignano per la legge sulla fecondazione assistita, che fa contenti il Papa e i Cardinali, ma non i malati. Le donne non sono scese in piazza contro il Papa che ha detto che spesso ci costringono con informazioni sbagliate sull’aborto. Noi non ci scandalizziamo quando, per fare un figlio, perdiamo il lavoro che abbiamo conquistato con fatica. Scendere in piazza contro Ruby, o Nicole, o Imma e Noemi, non serve. Perché non c’è nulla di che indignarsi. Hanno scelto quella via più facile per “sistemarsi” perché non hanno poi altro da poter fare. Hanno voglia di salvarsi, come tanti, maschi e femmine, che cercano un appiglio sicuro a cui legarsi e galleggiare. Galleggiano.

Io mi incazzo quando una donna chiusa in una cella viene stuprata da quattro appartenenti alle forze dell’ordine che dicono “ma era consenziente!” solo perché non hanno lasciato lividi addosso. Mi incazzo quando sul bus il vecchietto con finta ingenuità mi mette la mano sul culo e tutti vedono e nessuno fa nulla. Mi incazzo quando il corpo delle donne viene considerato alla stregua di una Real Doll calda, parlante e altamente snodata. Quando il mio cervello non è nella scatola cranica ma nelle tette, ben ripartito fra le due. Quando per certi uomini io sono una taglia 48, non una specialista in un settore. Quando le istituzioni che mi dovrebbero tutelare, pensano ad attaccarsi non per temi sociali e utili, ma per donne, come se fossimo ancora a Troia.
Il problema è che di “troiane” ce ne sono tantissime e che non si può fare nemmeno più affidamento sul fatto che, a lungo termine, la bravura verrà premiata. Quelle persone se la caveranno sempre perché prima di loro ci sono persone che se la sono sempre cavata e che l’hanno “sfangata” senza essersi sforzati più di tanto e questa tolleranza della stupidità ha generato un mostro talmente grosso che adesso è fuori controllo.

Questa pochezza nel sentire, nel fare, ha creato due italiani: non sono “quelli del nord” e “quelli del sud”. Sono quelli che hanno “sfangato” il problema della casa, della macchina, dell’iPhone, e quelli che sono incazzati neri. Perché una casa non ce l’hanno e non arrivano a fine mese, che sono a casa, senza lavoro. Che lavorano in nero. Che sono bravi e che non riescono a trovare una giusta collocazione. Che sognano una politica sociale. Quelli che occupano le case o vanno alla mensa dei poveri. Quelli che la crisi c’è sempre stata e sempre ci sarà.
Dovremmo scendere in piazza per gridare la nostra rabbia verso una classe dirigente che “tira a campare”, smantellare questo sistema, gridare e invocare dignità e forza, carisma e volontà.
Ma siamo pochi.
Una parte delle mie simili scenderà in piazza per dirsi “offesa” da Ruby.
Una parte per dire “dimettiti”.
Ma tanti, tantissimi, sono lì a sperare di farne parte, sperano di esserci in questo grande monopoli dell’Italia. Sistemarsi con poca fatica, per tanto tempo, e che importa di quello che ho dovuto ingoiare.
Basta sfangarla.

Wi-Chi-leaks, tutto il gossip che vuoi. Il nuovo giornale di Signorini & Assange.

Da grande sostenitrice di Wikileaks, Julian Assange ha fatto un mezzo buchetto nell’acqua: tutti potevamo aspettarci che l’America si mettesse a raccogliere informazioni su chi gli sta intorno. Di certo, Obama non è un santo caritatevole e, di certo, essendo da decenni l’ago della bilancia, istigatrice a delinquere di guerre più o meno lecite, in scacco a presidenti di certo bizzarri (Bush jr che lo siamo già dimenticato?) l’America ha fatto quello che dovremmo fare anche noi. Guardare chi ci sta intorno.
Abbiamo Putin che mette un colbacco in testa a Silvietto nostro e se lo porta a vedere quell’obbrobio del gasdotto, Gheddafi che invade Roma con le sue amazzoni e occupa uno dei pochi polmoni verdi della città con il suo circo orgiastico, Mubarak tirato dentro con Ruby… Io fossi nell’America in Italia non ci metterei nemmeno piede.
Scusate il qualunquismo, la mia mente risente di allontanamenti involontari e di stress post traumatico ma siamo, agli occhi degli altri, un paese ridicolo.
Il nostro Primo Ministro si è fatto trapiantare i capelli e un’estate se l’è fatta con la bandana in testa a scrivere canzoni per un cantante neomelodico che, visto il grado di ispirazione e bravura, solo il piano bar a Villa Certosa può fare. Il suddetto Primo Ministro gioca alla cavallina con ragazzette uscite fuori dal tubo catodico maledetto e, per ricompensarle, e poi perché lui è un uomo attento alle tragedie umane (e Sandrino Bondino, sua grandissima groupie, lo ha preso come esempio assumendo direttamente il figlio e l’ex marito della sua attuale compagna, perché erano due situazioni disperate, dandogli lavori a scadenza annuale da 1.200 euro al mese che il 60% degli italiani se li sognano, 25.000 euro che sempre dalle nostre tasche arrivano) cerca di fare una cosa in cui noi italiani siamo bravissimi: infilare qualcosa in un pertugio abbastanza stretto. Perciò la Minetti (non la cantante ciecata che piace a mia nonna, l’Igenista Dentale) senza mai essere stata nemmeno tesserata in un partito, senza sapere nulla, forse quando c’era da votare stava sdraiata al sole in topless, ecco, lei, è Consigliere Regionale. Ché quando stavo sotto al Pirellone ci pensavo.
Le chiacchiere che Assange ha divulgato non sono realmente delle cose importantissime: è come se in un gruppo di amici, improvvisamente, uno si scazza e racconta le confidenze raccolte. Oltre le cose più o meno note su Arabia, Iran, Pakistan, il resto è il rivelare cose che tutti hanno pensato: che la Merkel è un po’ rigidina e priva di fantasia, Sarkozy egocentrico, Putin e Medvedev uno il puparo dell’altro..
Non c’è niente che possa far gridare all’11 settembre della democrazia – come ci urla Frattini – solo un po’ d’imbarazzo per le opinioni riportate.
Ora, non è nemmeno da catturare questo pover’uomo dai capelli d’incerto colore, come Frattini va urlando stamattina. Realmente, non c’è nulla da fare: siamo “mollicci”, non reagiamo nemmeno quando o Bossi, o Silvio, chiamano in questura e dicono che una con quella faccia là, quel culo là è la nipote un po’ ribelle di un povero capo di stato che sta a 2130 km da Roma.
Non ci serviva nemmeno sapere che Gheddafi ama le tettone russe infermiere, se poi da noi si sibila che Silvietto nostro se ne va in giro col cardiologo (che mi chiedo: aspetta o partecipa al bunga bunga?!).

Insomma, caro Julian, ritenta: se vendevi ‘ste notizie a Signorini ci facevi un mucchio di soldi.

Trecentoquarantaeuro

Era il 12 ottobre quando Mucca, piangendo, si permette di telefonarmi a un orario improprio. Le 8 del mattino.
Mi chiama, piangendo, dicendo che la sua carissima e vecchissima macchina, travolta da rumena ubriaca pseudosuicida deve essere rottamata. Ma nel frattempo il deposito giudiziario vuole saldare il conto.
Evvai.
Passo indietro. Il 3 settembre la qui presente, mentre si godeva la ricerca del mango e un libro dal titolo profetico, dicevo, la sottoscritta non aveva capito che quel messaggio d’auguri con “Commare tanti auguri ma sappi che il regalo lo hanno fatto a me! mi hanno distrutto la macchina!” sarebbe stato portatore di sciagure economiche.
Insomma, servono 340 euro.
Evvabbè. però guarda, caschi male. In mezzo c’è l’assicurazione, le tasse dell’univeristà e poi pure la gitarella a Spoleto.
Che sono andata a fare a Spoleto? A lavoro. E mi sono mossa solo perchè Livia & Ilaria si sono messe di punta – sante amiche – io nel frattempo mi sarei fatta immolare lì, a Largo Agnesi, sul muretto.

Mucca è sempre più depressa. Mi dice che quelli del deposito l’hanno minacciata. Sanno dove abitano, hanno detto che mi citofonano.
Eh, che ti frega, chiama la polizia, di chiama stalking.
Mi faccio convincere. La Sacra Madre mi ricorda che ho fatto il guaio di fare da CommareDiMatrimonio che nella bassa Italia è come un patto di sangue. Nata la PrimoMostroGenita mi è toccato pure la catechesi del battesimo e pure il regalo, su ordinazione, e ancora aleggia la minaccia “gita all’Ikea”.
Andiamo tutte trotterellando al deposito giudiziario. Arrivati, già inizia male. La signora il bancomat non ce l’ha e già per averle osato dire “signora posso pagare con la carta di credito ostentandola come sindone in ostensione?!” mi odia.
Ma il bello è qui.
Mi presenta come la Pagatrice.
Non sono la pagatrice, io sono la Riparatrice semmai, IO sono QUELLA che ti sta parando il tuo enorme culo. Io.
La Regina del deposito però, come vede che non cedo ai suoi ricatti diventa malleabile. Mi spiega che s’è spaventata, Mucca le aveva detto che soldi non ne aveva e che lei s’era spaventata.
Risultato.
Poteva aspettare e non chiederli a me.
Ma queste sono facezie. Il bello sta tutto qui:
– il 13 ottobre, dopo aver pagato, lei dice più volte “Guarda, Pollo prende lo stipendio io 15, appena gli accreditano lo stipendio, tipo il 19, ti porto i soldi.
– il 19 mattina chiama e mi dice che ha chiamato una sua amica dall’INPS, i contributi familiari arretrati per la piccola S-aila non arrivano questo mese, niente soldi oggi
– il 31 si presenta con la piccola S-aila vestita da zucca e mi fa “te li ridò appena li ho”.

Data da destinarsi.
Nel frattempo hanno allietato la mia serata parlando degli spermatozoi di Pollo che a 37anni scarseggiano, di lei che si mette a dieta, visto che la scambiano tutti per Nuovamente Gravida, lo dice mentre mangia gli Smarties, e quando spiego a Pollo che l’uomo è fertile fino a quando può, tipo anche 60 anni, lui, sguardo da ebete, mi fa “eh ma io ho 37anni!”

Alle volte vorrei che fossero davvero una mucca e un pollo.
Si potrebbero macellare.
Disumanamente.