I fall in love with Poeta Cimiteriale Lugubre

Devo ammettere che ieri sera ho ceduto a Mamma Tv e mi sono vista X Factor.

Prima cosa: hanno eliminato una ragazza mooooolto brava che è stata vittima della ripicca della Simona nazional-popolare (come il partito) per non avere avuto la categoria a cui la ragazza apparteneva e che è finita, giustamente, a una discografica con i controcoglioni che lavora con ragazzi giovani. Ad un certo punto il buon Dj Francesco (i genitori hanno investito solo nella sorella per quanto riguarda l’intelligenza) annuncia lui: il Poeta Cimiteriale Lugubre. Morgan era completamente rapito, lo guardava estasiato.. e io mi sono risentita 20anni e mi sono rivista all’università con alcune conoscenze.
Che visione! E che versi!
Lo confesso: io devo prendere a badilate la mia anima pesantemente dark ogni mattina, anche se spesso riciccia fuori con gonne con strati di tulle,  catene portate al collo, braccia, anfibi Cult enormi e pesantissimi, Dr. Martens nere, alte, pelle diafana (rifuggo l’abbronzatura come la peste e il massimo dei complimenti fu Ilaria che mi urlò “Aleeeeeeeee che belle gambe bianche! ma come fai?”).
Beati tempi in cui ero in ordine con gli studi ed ero un’assidua frequentatrice del campus universitario di Roma Tre, facoltà di Lettere e Filosofia. Come si può dimenticare Michele e i suoi occhi mirabilmente cerchiati di rosso, il frack e il cilindro, bastone di malacca che veniva a fare le lezioni di filosofia morale?!
E Ilaria con la sua dolce bombetta? Che ora fa l’insegnante in un liceo classico?
E soprattutto come puoi dimenticare Michele che si portò Marta in una chiesa sconsacrata e se la trombò, lì, sull’altare?!
Queste sono cose che ti segnano la vita: sei sempre lì lì per cedere all’animo nero, anche se non ti ascolti musica dark o metal, ma ti trovi solo bene nel loro stile neo gothic che ti piace tanto e che soprattutto tiene lontani i tafani umani. Ossia le persone normali.
Medito da anni l’eventualità di tatuarmi TUTTA la schiena con strani disegni che farebbero impallidire anche  Angelina Jolie che soffre mentre quello la tatua all’antica, spero di avere una figlia dark  con cui condividere i miei vestiti neri, il tulle e i bustini sadomaso, a cui cucire  i vestiti e soprattutto condividere questa mia vena che va per cazzi suoi.
C’è solo un problema: voglio una figlia che abbia già… tiè, almeno 16anni. Confezionata. Pronta all’uso. Senza dover sentire lagne, pianti, coliche. I bambini piccoli mi infastidiscono alquanto e ODIO le persone che mi dicono “eh hai 27anni, che aspetti? poi ha UN OROLOGIO BIOLOGICO CHE FA TIC TAC!!”
Ma guardati il tuo di orologio biologico brutta stronza! Ma chi vuole a 27anni marmocchi da accudire?! Ho un deficit di tempo perso da recuperare, devo fare un sacco di cose e conto di sposarmi almeno verso i 35 anni, quando potrò permettermi almeno una tata 24 ore al giorno e il mio lavoro sarà avviato. Ma chi vuole fare la mamma? Mi danno fastidio le persone che si mettono a sindacare nelle mie faccende biologiche.
Fare un figlio è complicato.
Non sono tanto i soldi quanto l’equilibrio psicologico.
Io non l’ho. Sarei una possibile depressa post partum, potrei affogare mio figlio o odiarlo. Ho talmente tanta rabbia repressa, tanta infelicità accumulata che il figlio è L’ULTIMO dei miei pensieri. Non sarei equilibrata, adesso, e non sarebbe felice lui. Ho avuto a che fare con un bambino negli ultimi anni: è dura. Rinunci a tutto. Una mattina ti svegli e ti accorgi che non senti le amiche da mesi. E che loro ne hanno fatte tante. Una si laurea, una si innamora, l’altra piglia casa: e te pensi “cazzo… io che ho fatto?”. Bhe, sostanzialmente nulla… ho cresciuto il ragazzino di una madre snaturata perchè lei era totalmente impedita. Non sono stata mai a Madrid. Per dirne una. Ho fatto vacanze in agriturismo formato baby, mi sono persa un bel po’ di occasioni, uscivo raramente e so tutto su varicella, rosolia, orecchioni e morbillo. E anche delle malattie più assurde. E di cadute. E di vestiti. E di soldi che mancano. E di vita che manca.
Magari inconsciamente do la colpa a questo mio tempo “perso”, a questo aver rosicchiato la vita per un po’, che mi rende tanto indifferente alla famiglia. Perchè l’idea che ho di me, della mia eventuale famiglia è allegra, non ci sono devi, non ci sono rituali borghesi, non c’è la frase “eh quando ti sposi poi non puoi fare più nulla, devi solo dire si, fare la serva al marito” che realmente è solo un adolescente mal cresciuto.. Solo che questo non lo dicono. Gli uomini che sanno abbianre maglio e pantalone esistono. Che si comprano i calzini e le mutande. Esistono.
Nella mia idea non c’è il “ingoia e vai avanti” di mia madre, che si toglie il pane dalla bocca per mio padre che è egoista e stronzo. Nella mia ideea di famiglia c’è l’eventualità di un matrimonio in vestito rosso, con lui in uniforme da Capitano James Tiberius Kirk o  da vulcaniano Spock, compreso di appuntite orecchie, oppure vestito da Shreck e io da Fiona, o io di nero e lui di bianco… insomma… idea vitale, lontanna anni luce e galassie da quello che la maggior parte delle donne di adesso desidera.
E a 27anni la mia natura balla danze tribali attorno al mio cuore-fuoco: per troppo tempo mi sono trattata come botte, una botta qui e una botta al cerchio, tanto che alla fine sono diventata io un cerchio e una botte dimenticandomi prima di tutto di coltivare l’unico corpo che Dio (Allah, Demiurgo, Buddha, Satana… chi più ne ha ne metta) mi ha dato pensando che abbrutirmi servisse per rendermi virtuosa e speciale. Col risultato che ho un cervello enorme che scoppia di informazioni e di idee che però non vengono portate avanti perchè poi mi vergogno di andare in giro. Di parlare. Di dire la mia. Perseguitata dalla legge di Lory del Santo, per cui se sei bella hai tutto, ti si aprono portoni e caselli autostradali mentre se sei come me, bruttina stagionata (cfr: Carmen Covito) nessuno te se fila de’ struscio e in più hai il vantaggio che puoi narrare di persecuzioni che manco i genocidi etnici hanno fatto con tale perizia.
Ho mai raccontato, o adorabili lettori, che nel 2007 ho sbottato di fronte al caro Stefano C. che ha avuto l’onore di essere il mio Bullo personale dall’asilo alle medie?! Quando mi ha visto, sinceramente cambiato e anche carino, io ho iniziato ad urlargli di tutto, soprattutto il fatto che mi avesse rovinato la vita adolescenziale e prepuberale con le sue prese in giro per il mio orrendo primo nome. Lui, impallidito, non ha proferito parola. E quando mi ha detto che anche lui era cambiato e che la sorella e il padre stavano male gli ho semplicemente detto “E PERCHE’ NON STAI MALE TE?”. Lo so, sono cattiva. Ma vi dico che non lo potevo soffrire. Inoltre i miei frequentavano i suoi allegri genitori anche fuori da scuola. Tanto si è spinto avanti che una volta, dal primo piano di una casa di amici mi arrivò una pistola ad aria compressa sulla testa (che spiegherebbe le mie nevrosi). Avevo 13anni e mi ricordo come mia madre, nonostante il sangue, mio, dava pesantemente ragione a Stefano C. e all’amico suo che ridevano di me e delle mie lacrime. Manco a sperarlo, il lunedì mattina a scuola, alle 8:25 tutti sapevano dell’accaduto e tutti ridevano. Come dimenticare Fabio C. che mi urlava il mio orrido primo nome calando sulla “C” e sulla “R”, allungandone il suono, e rendendolo quasi un rigurgito?!
Mi hanno paragonato ad un mostro di un mitico videogioco Gig Tiger (chi se li ricorda? quelli tascabili. E vi dico pure il gioco “Mortal Combat”), mi hanno escluso da feste e da eventi, andavo a scuola controvoglia e non dormivo. Fosse successo adesso, sarei finita sui giornali perchè vittima di bullismo: ma lo dico sinceramente, certe cose non passano mai. Ed è li che diventi asociale. Io adoravo i libri, leggevo Poe, Wilde, Maupassant, Hawthorne, letture non adatte a una di 13anni. Ma mi consentivano l’isolamento, il potermi difendere. Fino a che a 15anni fatti saltai addosso a Daniel A., il compare si Stefano C. e gli ficcai due dita negli occhi. Entrambi. Lì, i miei hanno inziato a lasciarmi a casa da sola mentre loro andavano dai bifolchi amici che avevano generato bifolchi figli. Da lì la mia anima dark ha iniziato a farsi strada, sempre più forte. Fino a quando non l’ho accettata: sono fatta così. Sono eccentrica e scombinata. Sono di gusti difficili. Sono lunatica. Non posso castigarmi e uccidermi ogni mattina. La mia natura chiama e io rispondo, ogni giorno. Perchè sono stanca anche di mettermi maschere per far vedere che sono borghese e perfetta. Piccole conquiste. Come il lavoro. Io vivo di scrittura e sono felice.

Ora inizio a lavorare sul trucco. Io non mi trucco. Una volta la cara Jessica B. che ora fa la commessa da Sephora, mi disse “Aò ma che te sei truccata? te? e perchè? tanto nun vali un cazzo”. Ancora non ho avuto il coraggio di andare da Sephora, farla impazzire e poi andarmene, insultandola, senza comprare nulla….

….. Cerco avvocato disposto a citare per danni biologici tutti i qui presenti citati…..

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