BuenaGirl's Blog

Solo una donna intelligente non ha paura delle parole e dei pensieri

#fanculiamo.

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Che il Market Android sia con te.

La sottoscritta è riuscita a installare tutto, dal kamasutra al calendario del mestruo, a 4 diverse applicazioni per scattare e manipolare foto, contacalorie, assistente alla dieta, rosario buddista, temporizzatore per la meditazione, lightbox per vedere i negativi, post it virtuali, stronzate varie.
Poi stamattina ha deciso di cancellare e formattare la scheda di memoria del cellulare e ha perso con gioia quasi tutto.
E si sente quasi più umana.

the answers.

Dream on, dream on
Stop, saying again it’s old and I be told
Try to help the child that’s only 4 years old
Why? Why would say back and relax and watch the kids fall off the track
How? How can you sit on the side line and watch it go down
You, you need to make someone feel really proud
Rhythm is the key, can’t you see, just don’t do it for publicity I, I was the boy in the little picture, always asking questions but never getting really good answers
So I screamed out loud, I said please give them the answers
Give them the answers, they need the answers

So people asked me how was life for me?
Growing up in a dark pretty city
It was “scary, but life was good, see, in my neighborhood
In my neighborhood, in my neighborhood, in my neighborhood
It’s all coming back to me now, see when I was growing up
There was a lot of people raising me
I didn’t know where to turn
But I listened to everything I heard, every man every woman
Every teacher, every preacher, yes I listened to
And you gotta do the same things, oh yes you do
Oh, march to the drums, look all around you
Help somebody find the way, oh yeah
Show them the way, don’t let them find out the hard way
Show them the way.

Raphael Saadiq

#2

Amore in manicomio

Un’estranea è venuta
A spartire con me la mia stanza nella casa lunatica,
Una ragazza folle come gli uccelli

Che spranga la notte della porta col suo braccio di piuma.
Stretta nel letto delirante
Elude la casa a prova di cielo con nubi invadenti

E la stanza da incubi elude col suo passeggiare
Su e giù come i morti,
O cavalca gli oceani immaginati delle corsie maschili.

Venne invasata,
Chi fa entrare dal muro rimbalzante l’ingannevole luce,
Invasata dal cielo

Dorme nel truogolo stretto e tuttavia cammina sulla polvere
E a piacer suo vaneggia
Sopra l’assistito del manicomio consumato dalle mie lacrime
ambulanti.

E rapito alla fine (cara fine) nelle sue braccia dalla luce
Io posso senza venir meno
Sopportare la prima visione che diede fuoco alle stelle.

Dylan Thomas

Vergogne letterarie

Prima delle ferie sono andata alla Feltrinelli, sacra oasi in terra pontina e ho comprato un libro.
L’ho preso, scettica.
L’ho snobbato. Anche se 4 delle mie più care amiche lo adorano.
C’è pure il film.
Ho letto le prime pagine.
E non sono riuscita a resistere.
Si, l’ho preso.
E in cassa ho fatto mettere l’adesivo per coprire i 13 euro del prezzo.
L’ho nascosto nello studio, vergognandomene.

Insomma, mi sono comprata “Mangia, prega, ama” di Elisabeth Glizer e non riesco a staccarmene.

Vergogna.

La tua macchinetta.

Sottotitolo: La mia Smart è lunga quasi quanto la tua macchinetta ma la mia è fatta di metallo. La tua di alluminio.
Trullalero Trullallà.
Infiocchettata e profumata come un panettone da 3 chili e mezzo, con uvetta e glassatura al cioccolato, me ne vado in garage a riprendere la mia fantastica e intelligentissima MicroMacchina.
Apro il garage con la chiave inguainata in un coprichiave dei Barbapapà rosa, soprannominato amorevolmete Barbacappella (si, la forma…) e rapidamente evito l’assalto delle zanzare, scivolo al posto di guida con saltello per entrare nella piccola autovettura, esco dal garage e riscendo per chiudere la porta.
Un “Ciao Ale” troppo garrulo mi assale alle spalle.
E’ la Piccola Vicina, 17anni e dimostrarne 23, figlia della mitica Robby, lei che constatando il mio colorito lunare mi ha confessato che si abbronza quando pulisce i vetri, che apre con sicurezza il suo garage per tirare fuori la sua macchinetta elettrica. Per un attimo ci scrutiamo.
Mi fa “Ale non ti ci vedo proprio – ride – è una macchina da gggiovane”
Scusa… che?!
Vorrei controbattere con la mia teoria che è più vecchia lei, data la quantità di cazzi esaminati con una velocità che nemmeno Brooke ha avuto, ma evito.
Salgo nella macchina, giro il volante e lei… di botto esce da garage.
Che ci mancano due cazzi che la piglio. In pieno.
Mi sporgo, mi altero, le dico, “Oh! che fai” e lei sorridendo come un’ameba mi fa “ho fretta”
Eccerto, perché io no invece.

Sfreccia.
Mi taglia la strada.
Ma usciamo tutte e due. Mi dico che non posso sporcarmi il Karma, non ora.
Sorrido, guido, me ne vado.

Fine primo tempo.

Dopo 3 giorni, stessa scena, condita stavolta da sorriso beffardo e temporeggiamento in garage.

Mi faccio il conto: in macchina non ho il crik, ma il compressore per le gomme è pesante lo stesso.

A c@**o di cane #1

Il problema non è tanto gestirla, è avercela una famiglia.
Mucca puntuale come il ciclo mestruale, ogni volta che torno dalle ferie, è lì, all’erta, per chiedermi “QuandoCiVediamoQuandoCiVediamoQuandoCiVediamoQuandoCiVediamoQuandoCiVediamo”, ovviamente a carico mio il lato cibarie e affini, e nello stesso istante in cui leggo il messaggio sconvolgente su Facebook, ho una visione, modello Medium, dell’ilare serata a cui sarò sottoposta se dico “si”.
Racconti dei progressi della mia orribile figlioccia.
Aspettative sui souvenir.
Domande retoriche sul “quando ti sposi/quando procrei”.
Solite considerazioni sui mobili del mio salone, dell’Ikea, che grande invenzione e soprattutto la solita constatazione della comodità della poltrona rossa, il suo successivo spostamento e l’accarezzamento del bracciolo per enfatizzare la constatazione della comodità della suddetta poltrona.
Immaginarla seduta contrita sulla mia sedia blu coordinata al tavolo del terrazzo e constatare che – nonostante la mole di grasso – per fortuna non occupo anche lo spazio fra bracciolo e seduta e soffocare la successiva risata dovuta dall’immaginare la scena di lei che si alza con la sedia appiccicata e incastrata al fondoschiena.
Ora, considerando che il mio compleanno si avvicina e che ho già il terrore del “regalo da 5 euro” che in qualche modo dovrò occultare/riciclare/sfruttare per la Tombola degli Orrori di Natale, mi chiedo se è così insensato e poco educato dire “oh, ma perché non te ne stai a casa tua e io a casa mia e proviamo a ignorarci a vicenda?”

#care of.

Posato sopra il tavolo della cucina,
c’è il cuore mio che aspetta di essere servito,
c’è tutto dal buon vino all’insalata,
ed io che nel frattempo faccio da intrattenitore…
qui al banchetto dell’amore.
A turno i commensali si aprono il petto,
e servono il cuore crudo come il pesce dei Cinesi,
tendono le mani giunte e aspettano che…
un Angelo custode che si veda…
si porti via il dolore…
qui al banchetto dell’amore.

*Ivan Segreto

C’e’ da chiedersi

Perché mi devo far giudicare da un prete che crede di credere in qualcosa che non si sa sia esistito o no, che la mattina si sveglia con l’erezione mattutina, che svuotera’ le palle in qualche modo, che e’ goloso, invidioso, che si umilia, pecca, e poi si esaspera nel credere in qualcosa che non si sa se sia esistito o no. Mah.

- A.

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